domenica 14 settembre 2014

Il Cerchio e l'Ignoto . Lettera di una Figlia al Padre

Gli tengo la mano in silenzio, da mesi lo sto accompagnando lentamente verso il tramonto ed ora so che presto, arrivati al muro di luce, dopo aver attraversato le policromie delle aurore, delle albe e di dove il sole va a dormire, lo lascero' andare. Le sue labbra sono quasi sigillate ora, passato il tempo dell'ironia e delle risate o delle conversazioni sull'Arte e sui misteri dell' universo, dei discorsi densi tra una pennellata e l'altra nel suo studio, ma il suo occhio quando incrocia il mio dice tutto e molto altro. Il legame tra padre e figlia se fortunato come il nostro e' un sigillo unico e irripetibile, che rimanda in un moto di riflessi speculari alla proprio essenza piu' pura. Io sono qui che ti tengo la mano, tu sei li sdraiato che fai le prove al riposo eterno, io sono vita, tu sei la morte che sta entrando dalla porta principale, attesa, eppure noi ci corrispondiamo, come note perfette di una melodia ben riuscita come le luci con le ombre, l'acqua ed il sole, il cielo e le nubi. Sei passato su questa terra, mi hai creato parte di te, mi hai insegnato cos'e' la vita e ora esci di scena lasciando le tue grandi opere, le tue parole, quello che sei stato per me per noi nella dimensione terrena. Immaginavo mentre tracciavi un cerchio perfetto sulla tela immacolata, come migliaia di volte hai disegnato  nei tuoi quadri. Per tutta l'esistenza hai ricercato il tuo linguaggio, una perfezione estetica, hai indagato l'ignoto perlustrando a modo tuo i misteri del cosmo, descrivendo il cuore di una farfalla, rappresentando altre vite e altri mondi. Hai detto- Sono roccia la mia fortuna e' il mare della creazione-Grazie papa' di tutto quello che hai dato a me ai miei figli a tutti noi, non avrei potuto essere figlia piu' fortunata.  Miky