lunedì 7 luglio 2014

Extraterrestri di Petros




Atterrano gli extraterrestri nel mondo di Petros. Personaggi alieni osservano dalla tela attraverso lunghe fessure oblique, colui che guarda l'opera, in un silenzioso scambio di sguardi. Un linguaggio muto solo all'apparenza tra due mondi lontani nelle profondita' della psiche, che rimandano agli abissi cosmici. Tra blu cobalto e sfumature graduate incontri con l'ignoto, tra bianchi taglienti, verticali , precisi, luci ipnotizzanti, somma di tutti i colori a noi noti, sinfonia non udibile di tutte le melodie conosciute. In questi lavori prodotti dal 2013 al 2014, classicita' e modernita' si fondono magistralmente insieme. Ecco allora uno spaccato di vita d'altri mondi, figure femminili allungano la mano a donne colte nell'intimita' della pura classicita' greca. E' questo un racconto senza spazio ne' tempo, un lungometraggio olio su tela fuori dalla dimensione a noi familiare. Un'aurora di pensieri che planano sulle nostre certezze per disorientarle e stimolare le domande ancestrali che scuotono da sempre le nostre ansie terrene. Chi siamo e da dove veniamo. Petros attraverso il suo mondo pittorico sembra padroneggiare la chiave di lettura verso la chiarificazione di tutto. Danze polimorfiche si assemblano e si sganciano, si scontrano e si agglomerano per creare altre forme, come le meteore nello spazio, come gli immensi pianeti di altre galassie. E' una musica fatta di spartiti con note multiple, quattroquarti di sonorita' incomprensibili ed irresistibili. Esistono migliaia di sistemi solari simili al nostro, lontani milioni di anni luce, in queste pitture alcuni frammenti di altre realta' si palesano ai nostri occhi. Pur tra i limiti dati dai margini della tela, il Maestro coglie l'atmosfera che pulsa vitale fuori dalla stratosfera, ne taglia i contorni lui stesso per scegliere il distillato di un messaggio complesso a lui chiaro. Extra mundi ci sono dunque forme di vita alternative alla nostra. Un astrofisico del Kazakistan ipotizza che vi sia nel nostro dna un messaggio criptato proveniente dallo spazio. La tematica avvince  , un'ampolla satura di ipotesi senza risposta, uno scrigno segreto dell'umanita' saturo di immaginazioni realistiche. Nei nostri stessi geni vivrebbe un codice di una civilta' che potrebbe essere vissuta miliardi di anni fa, un'orma biologica che Petros segna con tratto certo. Esisterebbe dunque una semantica cosmologica che utilizza parametri matematici, non presenti nella teoria dell'evoluzione darwiniana, un genoma ibernato per secoli e riproponibile all'infinito in un numero indefinibile di generazioni. Modelli genetici ideografici e facenti riferimenti a matrici aritmetiche, che l'artista codifica nel colore, fissa in figure geometriche precise, rappresenta come scale o tastiere di pianoforte svettanti al cielo, che puntano alla scoperta dell' inesplorato. In noi, sostengono alcuni scienziati giapponesi albergherebbe un virus, una "infezione preistorica" che ci renderebbe esattamente cosi come siamo. Nello spazio profondo molecole composte da specifici amminoacidi, capaci di garantire agli esseri umani la possibilita' di sopravvivere in condizioni ambientali ostili. La nostra psiche si comporta allo stesso modo nel fronteggiare difficolta' e dolori. In una recente raccolta di 54 disegni che nascono sotto il nome di " ektos ponou" , dal greco " oltre il dolore", Petros sembra poter trattare proprio questo argomento traducendolo per noi con la sicurezza di un poliglotta. Una comprensione di una comunicazione multilingue o extrasensoriale, che sa comporsi in immagini. Il nostro istinto, le emozioni ed anche i sogni galleggiano nella  coscienza, a tratti sprofondano nell' inconscio, lontani alla vista come fagocitati in cosmici buchi neri. La linea di demarcazione tra vita e morte, sofferenza e pace, consapevolezza ed incoscienza si fa sottile. Qui scorre simile ad un funambulo che rischia costantemente di cadere, il pennello dell'artista e nei dettagli il segno si fa piu' carico di significato. Jung sosteneva che in noi vi sarebbero costruzioni mentali e contenuti innati , che costituiscono l'inconscio collettivo.  Una mappatura della psiche universale che potrebbe ripetere moduli propri dell' universo intero. Petros si destreggia nelle praterie della mente, scava tra i lacci, nelle maglie del pensiero. Viviseziona il cuore di una farfalla e lo fa suo, trapiantandolo nell'humus della sua Arte perche' possa battere ancora e pulsare nell'eternita'. La sua e' un'alchimia policromatica, una spiaggia composta da grani di sabbia sparsi ed ordinati, calpestabile, sotto i nostri occhi, eppure invisibile nel suo valore significante piu' profondo. Accanto il mare, che potente come il gesto surrealista di Petros, sa sovvertire l'ordine prestabilito delle cose in una ciclopica mareggiata, come placare ogni cosa in una distesa limpida, liscia come una lavagna immacolata. L'artista si sposta nella trasparenza piu' pulita, coi suoi azzurri delicati che rimandano alle coste frastagliate di alcune isole elleniche. Il vento attico soffia tra le colonne di templi mai visti. "Fino ad ora nessuno mi ha guardato nel cuore, sono roccia, la mia fortuna e' il mare della creazione." dice Petros ed in questo oceano senza fine  intrigante e' decifrare la rotta da seguire per vivere pienamente questa nostra esistenza, contemplando attraverso l'occhio della creazione tutto quell'Altro che e' anche il nostro Io. Michela Papavassiliou 


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